La Chiesa della Santissima Annunziata (come non l'avete mai vista)



La Chiesa della Santissima Annunziata a Torino
china su carta 
cm 50 x 70 
executed in1963

Prosegue il tour delle chiese di Sergio Albano. Un'altra opera commissionata a mio padre direttamente dall'architetto Bartolomeo Gallo, figlio di Giuseppe Gallo da Caramagna autore di numerose chiese piemontesi

La chiesa, oggi frutto di una ricostruzione novecentesca, nasce tra 1648 e il 1656 su progetto di Carlo Morello per conto della Confraternita della Santissima Annunziata lungo via Po, l'asse del nuovo ampliamento della città.
Inizialmente l'edificio si presentava con una pianta a navata unica e priva di portici in facciata in continuità con la via. Il fabbricato verrà ampliato poco dopo (1693) con l'ingrandimento del coro e l'aggiunta di due cappelle laterali. Nel settecento la chiesa si arricchisce di importanti opere d'arte come l'altare maggiore di Bernardo Vittone e la macchina processionale in legno realizzata su disegno del Beaumont da Giuseppe e Stefano Maria Clemente e l'altare e relativa balaustra della cappella dell'Addolorata, opera diFrancesco Martinez, nipote di Simone Martinez. La costruzione vedrà la sua facciata completata solo nel 1776 dallo stesso Francesco Martinez, a cui nell'Ottocento verranno aggiunti i portici per adeguarsi alla conformazione della via.
Alla fine del XIX secolo l'edificio non versa in buone condizioni e risulta insufficiente alle necessità della comunità servita dalla confraternita, pertanto nel 1913 ne viene deciso l'abbattimento e la ricostruzione. Il progetto, affidato all'ing. Giuseppe Gallo, comincerà nel 1919 per concludersi definitivamente nel 1934. Il fabbricato attuale risulta spostato sul lato ovest rispetto alla posizione originaria per permettere l'apertura della via S.Ottavio e viene realizzato secondo i canoni del barocco romano, le principali opere originarie vengono ricollocate all'interno.
(fonte: wikipedia.it)

Prima Comunione


Prima Comunione
china su carta
cm
executed in 1966

Esposta per la prima volta solo nel 1998 presso la Galleria Fogliato di Torino, "Prima comunione" è fra i più complessi disegni a china di Sergio Albano. Tipico del suo stile anni '60, è talmente particolareggiata che, per essere apprezzata in tutti i suoi dettagli, andrebbe necessariamente osservata dal vivo (in futuro la riproporremo in qualche mostra). Una delle sue peculiarità è la rappresentazione contemporanea di due luoghi fra loro contigui, ma osservati da due diversi punti di vista differenti: il viale alberato in prospettiva convergente e uno spiazzo affollato, con alcune case sullo sfondo, visto dall'alto. 

Seguono alcuni particolari dell'opera 










TORINO NON E' MAGICA: operazione Galileo Ferraris

Articolo apparso sulla rivista "L'Araldo del Piemonte e della Valle d'Aosta"


e su Civico20 News 


Ho conosciuto Francesco Albano come autore di due magnifici video dedicati a Torino, che considerano la Fontana Angelica e le api come tema decorativo di alcuni palazzi torinesi, che hanno riscosso grande successo con l’elevato numero di letture.
Francesco mi ha inviato questa lettera dove denuncia il grave stato di degrado del basamento del monumento dedicato a Galileo Ferraris (1847-1897), collocato nell’area pedonale della Crocetta, in una aiuola all’incrocio dei corsi Montevecchio e Trieste, a breve distanza dal corso omonimo, gravemente vandalizzato e vittima del disinteresse delle autorità competenti per il restauro.

La riporto qui di seguito:
A sei mesi dalla denuncia da parte del sindaco di Livorno Ferraris, Stefano Corgnati, il monumento a Galileo Ferraris nel quartiere Crocetta rimane orrendamente vandalizzato. A maggio 2015, ignoti hanno decapitato una delle sculture presenti, allegoria della Verità e imbrattato di scritte tutto il basamento, ivi compreso l’enorme viso muliebre, oltraggiando così la memoria dello scienziato livornese.
Galileo Ferraris contribuì alla nascita e allo sviluppo del motore elettrico e, a 114 anni di distanza dalla realizzazione della sua statua, è ancora lassù, immortalato in atto di camminare, pensoso, come quando, in un pomeriggio del 1885, passeggiando lungo le rive del Po, all’improvviso capì come ottenere la rotazione di un campo magnetico. Mentre ai suoi piedi, la statua della Verità, che per lo scultore Luigi Contratti doveva rappresentare “la verità del pensiero sovrano dell’uomo geniale”, resta ancora priva della testa e di un braccio.
Fortunatamente i frammenti della fanciulla, di gusto Art Nouveau, furono recuperati a suo tempo: non sarebbe il momento di effettuare un restauro che includa la presenza di un sistema di sorveglianza o di qualche altra forma di protezione? Perché a partire dagli anni Cinquanta questo sfortunato monumento è stato oggetto di ripetuti atti vandalici. E a nulla sembrano serviti i numerosi appelli, segnalazioni sulle deplorevoli condizioni di abbandono, iniziative contro il degrado delle opere d’arte che nel corso dei decenni si sono succeduti per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica.
Francesco Albano
(Associazione Archivio Sergio Albano)
Le considerazioni dell’amico Francesco Albano sono ampiamente condivisibili e ci auguriamo che l’incuria possa smuoversi e si dia finalmente inizio ai restauri.
Già in passato mi sono occupato di questo monumento a Galileo Ferraris, scopritore del campo magnetico rotante, per ricordare che era stato realizzato nel 1903 da Luigi Contratti (1868-1923) e inizialmente era stato posto sul fianco di Palazzo Madama, dove oggi si trova il Cavaliere d’Italia. Con deliberazione del 25 gennaio 1928 se ne era approvato il trasporto all’incrocio di corso Siccardi con via Cernaia: una schiera di “autorevoli” cittadini, scandalizzati dal nudo femminile della figura femminile, aveva promosso una raccolta di firme affinché fosse collocato altrove, in modo da non dare scandalo ai giovani e giovanissimi frequentatori delle vicine scuole e del campo giochi della Cittadella!
La pressione esercitata da questi benpensanti era stata tale da indurre il Prefetto a invitare la Città di Torino a ripensare questa collocazione poi trovata all’incrocio dei corsi Montevecchio e Trieste (informazioni riportate dal sito del Comune di Torino “Progetto Arte Pubblica e Monumenti”).
Questa collocazione, al tempo periferica, nata dal moralismo perbenista torinese, ha penalizzato il ricordo di questo grande scienziato. Poi sono arrivati i vandali, nel disinteresse per un restauro e una adeguata tutela.
Galileo Ferraris non merita tutto questo!

Foto di Francesco Albano

TORINO NON E' MAGICA: Le api di Torino


Vi siete mai chiesti che cosa simboleggiano le api nei temi decorativi di alcuni palazzi di Torino? E perché le troviamo anche in araldica civica, ecclesiastica e gentilizia?


Le api sono un'allegoria del lavoro tenace e paziente, sopratutto legato all'accumulo di denaro; non di rado la loro presenza è associata agli istituti di credito, come Palazzo Perrone, ex sede della Cassa di Risparmio di Torino, oppure il Palazzo della Luce di via Bertola, 40 inizialmente progettato per ospitare la nuova sede della Cassa di Risparmio.


Tuttavia il simbolo dell'ape non è solamente attribuito alle banche, lo ritroviamo anche sugli stemmi di famiglie nobiliari, come simbolo di nobiltà, ricchezza e splendore, ma anche negli stemmi comunali a rappresentare i valori civili di solidarietà, cooperazione e lavoro. 

Anche lo stemma di Torino ha avuto le sue api, quando divenne una provincia francese sotto l'impero napoleonico!


Infine per il Cristianesimo l'ape è simbolo di virtù, dolcezza: se ci rechiamo di fronte alla Basilica del Corpus Domini, sempre a Torino e osserviamo la statua di Sansone, noteremo nella sua mano sinistra un favo, con il motto "De forti dulcedo" parole dell'enigma proposto ai Filistei.


In epoche remote l'ape è stata investita di simboli mistici e sacri, posta al centro di superstizioni e leggende; si tratta dunque di una fonte inesauribile di valori e spiritualità da riscoprire e tramandare nel tempo.

La Chiesa di Sant'Alfonso a Torino (come non l'avete mai vista)


Chiesa di Sant'Alfonso
china su carta
cm 50 x 70  
executed in 1963

Prosegue il nostro piccolo tour delle chiese reinterpretate da Sergio Albano
Questo disegno appartiene ad una serie di opere commissionate a mio padre direttamente dall'architetto Bartolomeo Gallo, figlio di Giuseppe Gallo da Caramagna autore di numerose chiese piemontesi.
La realizzazione del progetto della Chiesa di Sant'Alfonso fu affidata all'ing. Giuseppe Gallo che propose per la nuova costruzione uno stile Neobarocco, preferendolo al Neogotico, tipico di molte costruzioni dell'epoca. Nella chiesa di Sant'Alfonso si trovano reinterpretate e reinventate soluzioni stilistiche dell'architettura piemontese del '600 e del '700. (fonte)