Enigmatica bellezza: grazie!



Inserita nella manifestazione culturale Cantalibri, la mostra "Enigmatica bellezza"  si è conclusa ieri Domenica 17 settembre. Nel ringraziare nuovamente coloro che hanno reso possibile questo evento, Rosanna Favero e il sindaco Giustino Bello, pubblico le immagini della splendida villa comunale.




















TORINO NON E' MAGICA



Torino non è magica, ma sopratutto non è la città del diavolo.
Il post di oggi serve per rispondere ad un sacco di domande che mi fanno alcuni amici, qui a Torino per la prima volta, che sanno quanto mi faccia piacere fare da Cicerone per loro; domande che tuttavia riguardano la cosiddetta Torino magica, esoterica, satanica, massonica, ecc..insomma quei singoli aspetti della mia città, attraverso racconti, dicerie e quant'altro sino alle più inquietanti vicende di cronaca nera, a cui si vogliono attribuire caratteristiche del tutto arbitrarie. Fra le bufale più diffuse vi sono quelle che riguardano la statua della Fede che, dalla scalinata della Chiesa della Gran Madre, indicherebbe la posizione del Sacro Graal; o quella del Genio alato della Scienza, in cima al monumento ai Caduti del Frejus, in realtà visto come Lucifero. Come se non bastasse, piazza Statuto sarebbe infatti epicentro di energie negative in quando Torino è considerata vertice di un triangolo della magia nera, insieme a Londra e San Francisco: cose che hanno contribuito a dare a Torino la nomea di "Città del Diavolo". Tutte queste panzane le troviamo quasi dappertutto in vari libri popolari, nei tour (a pagamento), sul web e in numerosi racconti che, zitti zitti, cercano di fondersi con la realtà storica.


Vista l'insistenza con la quale mi chiedono che cosa ne penso, citando molte altre cose che non ho mai sentito nominare, allora rispondo con un "ma chi ve lo ha detto?" a caratteri cubitali impressi con il fuoco. Perché davvero non se ne può più: sapere che Torino è ricordata solo per stupide congetture mi da veramente tanto fastidio. Non pensiate che sia un fenomeno nato ieri, ci troviamo di fronte ad un caso clamoroso di fraintendimento del significato di un decoro, di una statua, di un'architettura, creato ad hoc tra la fine degli anni '60 e per buona parte degli anni '70 e volto a sostenere che in Torino e nei dintorni ci fossero elementi misteriosi e magici. Allora però si trattava semplicemente di una serie di "bufale" e scherzi di appassionati di misteri (rei confessi), che poi hanno subito nel corso degli anni una deriva mistico-esoterica assecondata da scrittori e giornalisti, con motivazioni molto diverse fra loro. L'attuale popolarità di queste balle invece è legata, ne più ne meno, al concentrarsi delle "magie" del marketing e alle capacità strategiche di aziende o di esaltati che riescono a creare un business, capace di sostenersi e di autopropagarsi con libri, tour, conferenze e quant'altro.  

Lasciamo stare le ENORMI difficoltà che avrete nel cercare un elemento in grado di suggerire qualche connessione con le teorie esoteriche che circondano la città, perché altrimenti fareste notte in bibioteca o al pc, ma limitiamoci a rilevare che le teorie di una Torino legata all'occultismo sono spesso distorte già in partenza da un errore del sillogismo su cui si fondano e cioè:

1) il luogo "A" possiede singolari caratteristiche che nel loro insieme chiameremo "B"; 
2) l'insieme delle caratteristiche "B" evoca un sedimento di luoghi comuni legati all'esoterismo "C"; 
3) il luogo "A" è un luogo esoterico. 


Vi faccio un esempio: il signor Ciapa-ciuc nota che il portone del Palazzo Turchi di Levaldigi è riccamente decorato e ha un bellissimo battente di bronzo raffigurante un fauno; a cosa assomiglia quel fauno? Al diavolo, ha le corna! E allora comincia a far girare la voce che quello è un chiaro riferimento a Satana, che il demonio aleggia da quelle parti, che taluno ne ha percepito la presenza e talaltro è scomparso misteriosamente oltre la soglia. Il signor Falabrac che ascolta distrattamente queste storie, fa un'ulteriore semplificazione e tutto quello che gli resta in testa è: in via XX settembre, 40 a Torino c'è il (portone del) diavolo. Peraltro siccome quella del signor Ciapa-ciuc e un'affermazione visivamente ineccepibile, mette su un racconto per consolidare la presenza del diavolo in quel palazzo e, nel racconto, ci infila un mago, una fabbrica di tarocchi, un soldato napoleonico morto di stenti, il fantasma di una ballerina (la gente va matta per queste cose). Ovviamente quasi nessuno di chi legge un libro sui misteri di Torino o partecipa ad un tour sulla Torino esoterica si renderà conto che non esiste nessun riferimento bibliografico, antecedente gli anni '60, che contenga queste leggende, ma solo un passaparola. E' stato il signor Ciapa-ciuc ad aver unito i puntini nel modo che faceva comodo a lui. E così guarderà quanto altro c'è di insolito a Torino e così andrà avanti a scrivere altre bufale per il suo sito, per il suo tour, per il suo libro. Tornando al monumento ai Caduti del Frejus: il Genio della Scienza che trionfa sull'ignoranza, vale a dire i Titani, che cercano di arrampicarsi in cima alle rocce, sembra un angelo: e così il signor Ciapa-ciuc potrà dire che quello è un angelo decaduto, Lucifero che sorveglia piazza Castello fonte di energia positiva. E così al distratto signor Falabrac che vede, legge o ascolta queste panzane rimarrà in mente che in piazza Statuto c'è Lucifero!


Ovviamente la verità è che Torino non è esoterica e magica, sono solo creazioni del marketing, ma in fondo sono storie come tutte le altre, con il loro fascino che fa presa su chi le ascolta. Ora, che queste storie siano elevate agli onori degli altari non dovrebbe fregarcene nulla, in fondo che male c'è ad ascoltare qualche affascinante interpretazione? Molti sarebbero d'accordo nel dire che è solo un modo come un altro per intrattenere il pubblico con leggende contemporanee o per offrire un punto di vista interessante, e che non ci sia nulla di male nel rispondere ad una domanda vendendo un servizio. In effetti l'idea di creare un'aura di mistero attorno ad una città così suggestiva è bello, anche se a lungo andare penso che questo giochino pateticamente primitivo rischi di danneggiare la nostra città, consolidando un'immagine negativa di Torino.

Parliamoci chiaro: a me le storie piacciono, nutro grande stima e rispetto nei confronti di chi per diletto o per professione racconta antiche leggende per il gusto di intrattenere il prossimo e di stuzzicare la curiosità, ma la fantasia è uno strumento potentissimo, serve per veicolare qualcosa di vero e importante attraverso la finzione e non dovrebbe essere utilizzata a puro scopo di lucro. Pertanto mi sarà sempre gradito ascoltare racconti, leggende, aneddoti con un proprio fondamento storico (sopratutto se sono un archetipo collettivo e non il frutto di calcolate strategie lucrative) ben sapendo che ad arricchirsi, questa volta, è la comunità.


Bene! Per il momento penso di aver scritto abbastanza, continuate a seguirmi perché il mio viaggio tra inganni, imbrogli, truffe, palesi inesattezze e cantonate madornali è solo all'inizio!

Francesco Albano

ENIGMATICA BELLEZZA: le opere esposte

LE OPERE IN MOSTRA


LE LITOGRAFIE


La figlia del torero
litografia
50 x 70 cm
executed in 1986


A partire dal disegno preparatorio di quest'opera è stato realizzato un dipinto ad olio (non esposto)


Gran Bar (100 esemplari)
litografia
cm 42 x 52
executed in 1987


anche per l'opera Gran Bar è stato realizzato un quadro ad olio (non esposto)

PUNTASECCA


Nudo sdraiato (10 esemplari)
puntasecca
13 x 18 cm
executed in 1980

LE ACQUEFORTI



Rocce
acquaforte
20 x 15 cm
executed in 1968

Verso la metà degli anni '60 le opere di Sergio Albano sono davvero uniche per la resa straordinariamente particolareggiata dei soggetti, incentrati su tematiche strapaesane con una pizzico di surrealismo, ma lo stile non soddisfa pienamente l'artista, ancora alla ricerca di una dimensione più personale. 


Fortezza (30 esemplari)
acquaforte
15 x 10 cm
executed in 1979

Fortezza appartiene al periodo successivo, dove lo stile è diametralmente l'opposto: i soggetti che ritrae sono perlopiù castelli disabitati, bastioni, remoti santuari, paesaggi agresti e figure umane immerse in una dimensione metafisica e dall'aspetto fortemente geometrico.


Attesa
acquaforte e acquatinta
9 x 12 cm
executed in 1983

Negli anni '80 Albano definisce le tematiche e lo stile che lo contraddistinguono maggiormente, le pose sono regali, le movenze trattenute, ma le linee sono più morbide e in equilibrio con la tensione dei soggetti;


Figura (50 esemplari)
acquaforte
20 x 15 cm
executed in 1986


La sfinge (30 esemplari)
acquaforte
27 x 15 cm
executed in 1986


La fontana (35 esemplari)
20 x 15 cm
acquaforte


Fra le più rare e belle acqueforti di Sergio Albano. Dalla stessa lastra incisoria fu parallelamente realizzata una serie ulteriore di acqueforti, con una tiratura di 50 esemplari, che ritraevano in primo piano la figura aggrappata alla colonna (qui sopra - opera non esposta)



Cortile
acquaforte (20 esemplari)
cm 20 x 17,5 
executed in 1988

GRAFITE SU CARTA


La strada
grafite su carta


Il peso pubblico di Grana
grafite su carta


Cortile (disegno preparatorio dell'acquaforte "Cortile")
grafite su carta
cm 20 x 17,5 
executed in 1988

LE CROMOLITOGRAFIE


Gelosia n 1
cromolitografia
60 x 40 cm
executed in 1988


Gelosia n2
cromolitografia
40 x 60 cm
executed in 1988

Gelosia 1 e 2 furono realizzate dal maestro Albano durante un seminario a Colognola ai Colli (VR), presso Adriano Parise Editore Stampatore, in compagnia di altri importanti artisti: Gastone Cecconello, Guido Bertello, Franco Pieri, Adriano Tuninetto, Maurizio Scotti e Alberto Cropelli


Y10
acquaforte 
24,5 x 31,5 cm 
executed in 1989


Nel 1989 Sergio Albano realizza un'acquaforte promozionale per Lancia (Y10 seconda serie)
Questa incisione intitolata "Y 10" realizzata ad acquaforte e acquatinta su zinco da Sergio Albano è stata stampata a mano, a quattro colori contemporaneamente, su carta Hahne-Muhle di Dassel con torchio a braccia in 100 esemplari numerati e firmati dall'artista.


Roggia / Irrigation ditch (99 esemplari)
cromolitografia / chromolithography
cm 55 x 40
executed in 1992


Vicolo / Alley (99 esemplari)
cromolitografia / chromolithography
cm 55 x 40
executed in 1992

Fra le ultime litografie realizzate da Albano, Roggia e Vicolo sono state esposte in varie occasioni e, più recentemente, alla Fondazione Eugenio Guglielminetti, a Palazzo Alfieri di Asti

In occasione dei XX Giochi olimpici invernali, al pittore Sergio Albano fu affidata la realizzazione di un'incisione, la cromolitografia intitolata "Villa Claretta - Olimpiadi 2006", che raffigura la tenuta seicentesca dei conti Claretta-Assandri, a Grugliasco (TO) e, a suo tempo, residenza dei giornalisti giunti per l'occasione da tutti gli angoli del globo. Ora sede del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, ospita all'interno del parco la residenza universitaria "Villa Claretta".
Sulla scia rossa che ha condotto l'Atleta agli impianti, l'opera restituisce in qualche modo il senso di euforia, lo stato d'animo di quei tempi (tutti improvvisamente ci eravamo accorti di vivere in una città stupenda) evocando tutto ciò che in seguito avrebbe reso Torino più bella, più vivibile e finalmente...segnata sulle mappe del mondo!

Chiesa di San Michele Arcangelo (come non l'avete mai vista)


Chiesa di San Michele Arcangelo (ex chiesa della Maternità)

La chiesa è stata eretta tra il 1784 e il 1788 su progetto di Pietro Bonvicino, che realizzò anche l'intero isolato di cui fa parte (1788-1795). La chiesa è annessa al complesso del convento dei Padri Trinitari Scalzi del Riscatto degli Schiavi, detti di San Michele, per i quali è stata concepita. Soppressi gli ordini monastici in seguito all'occupazione francese, i Padri Trinitari vennero trasferiti dalla chiesa nel 1801, e da quel momento è stata adibita a parrocchia.
Seriamente bombardata durante la seconda guerra mondiale, la chiesa ha subito un attento restauro nel Novecento e dal 1965 è adibita alla comunità albanese d'Italia (arbëreshe) di rito bizantino. Nel dopoguerra, periodo in cui in Piemonte avveniva l'immigrazione dall'Italia meridionale, numerosi italo-albanesi si sono stanziati a Torino, ai quali fu data per il loro culto bizantino la chiesa dimessa di San Michele Arcangelo.
La parrocchia conta 10.000 fedeli arbëresh, che provengono in larga misura dalla Calabria e dalla Sicilia; a Torino e cintura sono circa 4.000. Frequentano recentemente la chiesa anche alcune famiglie greche e alcuni slavi (anche ucraini cattolici); si segnalano alcune presenze di albanesi immigrati post-comunismo in Albania.
(fonte: www.wikipedia.it)

Progetto eseguito tra il 1784 e il 1789 da Pietro Bonvicini, per conto dei Padri Trinitari di S. Michele. Soppresso l'ordine nel 1801 vi fu alloggiato l'Ospizio delle Puerpere, poi trasferito. L'ex chiesa della Maternità con convento adiacente fu bombardata il 28 novembre 1942, e il 13 luglio e 8 agosto 1943. Nel 1944 alcuni alloggi risultano già ripristinati ma solo nel 1967 si ultima il restauro delle parti sinistrate. La chiesa è attualmente concessa in uso ai cattolici di rito bizantino.

(fonte: http://www.museotorino.it)


(fonte: it.pinterest.com)

Questo è un post che contribuisce a raccontare in modo più intimo la storia di un edificio di culto che, come tanti altri, siamo abituati a vedere da fuori e stop. A volte si scopre (anche a distanza di molti anni) che, molto di quanto si sa di un luogo, risulta abbastanza incompleto senza quelle notizie e testimonianze che davvero riescono a conferire quel pizzico di "magia", in grado di risvegliare curiosità e interesse. 


Già perché non tutti sanno che, come si vede in questa immagine riprodotta su tango della geometria per gentile concessione dell'archivio Scroppo, la cupola esagonale ospitò lo splendido studio del pittore Filippo Scroppo (1910-1993). 


E devo ringraziare la pittrice Egle Scroppo, sua figlia, per avermi fornito queste foto davvero uniche: "le stanze costituivano dei semicerchi che giravano attorno alla cupola e dalle finestre interne ci si poteva affacciare sull'interno della chiesa". Nell'immagine qui sopra siamo sempre nello studio, durante una lezione di pittura sul ritratto con modella. Insomma un atelier davvero unico per un grande artista del '900.

Che fine ha fatto il Museo all'Aria Aperta di Oulx?



Quando si esaurisce il periodo delle vacanze estive, puntualmente c'è chi mi racconta di essersi imbattuto in un'opera di Sergio sistemata in qualche località adibita a museo open air. Negli ultimi anni infatti sono sempre di più i paesi che hanno fatto realizzare delle pitture murali esterne (anche su porte e finestre), un po' per richiamare l'attenzione dei turisti e focalizzare l'attenzione su località fuorimano, un po' per  raccontare le loro tradizioni e la loro storia. Mio padre ha partecipato a molte di queste iniziative, sopratutto in Val di Susa, nel biellese e in Liguria.

Ho sempre ammirato coloro che si prendono la briga di ideare e portare avanti un progetto di museo open air, promuovendo così la funzione turistica e cercando, nel contempo, anche di ottenere maggiore considerazione da parte delle istituzioni. Da quello che negli anni ho potuto vedere di persona, almeno per quanto riguarda tutto il Piemonte, i risultati sono molto buoni, anche se molto eterogenei, sia per tema e tecnica pittorica che per caratura degli artisti (non sempre all'altezza), ma nel complesso davvero degni di nota. 
Tuttavia non è la qualità dei lavori su cui voglio porre l'attenzione, bensì sulla loro gestione perché se per dare una maggiore valorizzazione civile, turistica ed economica ad una comunità, un'associazione decide di creare un percorso di opere d'arte collocate permanentemente lungo le vie di un paese, è nella loro conservazione e promozione che ci si gioca davvero tutto. E non solamente nei giorni dell'inaugurazione!
Ed è proprio per rimarcare questo concetto, e non come provocazione, che mi permetto di chiedere un po' più di rispetto per gli artisti e i fruitori delle loro opere.
E lo faccio citando il Museo all'Aria Aperta di Oulx, splendido percorso creato su iniziativa dell'amministrazione comunale nel 2001. 


Gli artisti chiamati a partecipare furono: Tino Aime – Sergio Albano – Antonio Carena – Chen Li – Lia Laterza – Sandro Lobalzo – Kurt Mair –Mario Molinari – Giacomo Soffiantino – Luciano Spessot – Francesco Tabusso – Sergio Unia – Elisabetta Viarengo Miniotti - Tuninetto Adriano - Cano Coco.
Le loro opere sono state dislocate lungo le vie principali di Oulx. Ora io non so che fine abbiano fatto, ma quando nell'estate del 2014 andai a vederle rimasi inorridito per lo stato di abbandono. Guardate ad esempio la sequenza qua sotto che mostra l'opera "La filatrice" di Sergio Albano, in vari stadi di degrado:



La filatrice così come si presentava nel 2001 (i colori e la definizione di tutte le immagini mostrate in questo post NON fanno testo)


La filatrice fotografata nel 2008

La filatrice fotografata nell'estate del 2014 

Secondo dipinto di Albano è "La fontana" (foto del 2014): l'opera è stata collocata insieme ad altre presso la fontana del paese; da notare lo stato di degrado, ma sopratutto la pessima idea di avvitare il quadro al muro, perforando direttamente l'opera stessa. Insomma, un lavoro da cani.
Guardate che roba:



Per correttezza devo dire che, quando nel 2014 scattai queste foto e le feci circolare sul web, seppi che l'amministrazione di Oulx era interessata a restaurare le opere degli artisti e a ridarle una collocazione più dignitosa. Da allora non ho più saputo niente. Confidando nel buon senso di chi gestisce questo percorso, mi auguro che la situazione migliori al più presto.

Parrocchia di Santena (come non l'avete mai vista)


Parrocchia di Santena
china su carta
cm 70 x 50 ?
executed in 1963

Questo disegno appartiene ad una serie di opere commissionate a mio padre direttamente dall'architetto Bartolomeo Gallo, figlio di Giuseppe Gallo da Caramagna autore di numerose chiese piemontesi.

Sotto la chiesa, con ingresso dalla piazza, vi è la grotta della Madonna di Lourdes, molto amata dai santenesi: la statua fu acquistata a Lourdes dal priore Pietro Amateis. Di fianco un altare è dedicato ai Caduti delle ultime guerre, l'altro altare è dedicato alla Madonna Consolata.
L'attuale parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Santena fu costruita in stile neobarocco, nel 1921 dall'impresa edile di Matteo Cavaglià su progetto dell'architetto Giuseppe Gallo poi completata dal figlio Bartolomeo nel settembre 1927.
Matteo Cavaglià, responsabile dell'impresa edile che edificò la chiesa parrocchiale di Santena, con la famiglia
Sostituì la vecchia chiesa del XVIII secolo, troppo piccola per poter ospitare un grande numero di fedeli durante le funzioni religiose. Lungo complessivamente 45 metri, largo 27, alto fino a 40, si possono ammirare le statue di san Pietro, san Paolo e san Lorenzo, patrono del comune. Il campanile è alto 63 metri. Dodici colonne di marmo sorreggono internamente la struttura dell'edificio, mentre l'absideappartiene ancora a quella della vecchia chiesa (ampliata nel biennio 1853-1854 dall'architettoGiuseppe Leoni), poiché la vicinanza della cappella al castello non rese possibile la sua demolizione. L'altare maggiore è sormontato da un grande baldacchino, tipico delle basiliche romane: la ricchezza dei marmi gli dona un aspetto imponente.
Chiesa parrocchiale di Santena in una foto degli anni '40
La chiesa fu aperta al culto nel 1930 e ufficialmente consacrata dal cardinale Maurilio Fossati il 3 febbraio 1940: alla benedizione seguirono 8 giorni di festeggiamenti, conclusi da un congresso eucaristico parrocchiale.
I dipinti sulle pareti sono opera del pittore Luigi Morgari. Si distinguono per la vivacità dei colori e per la snellezza delle figure. Sulle parete laterali sono raffigurate scene tratte dal Vangelo, dall'Assunzione di Maria in cielo, fino all'Annunciazione. Sull'arcata prospiciente il presbiterio è raffigurato Cristo re e i popoli di ogni razza che lo adorano. Nell'altare maggiore furono rinchiuse le reliquie di due santi martiri:san Fortunato e san Clemente. Il Battistero fu costruito nel 1943: la vasca battesimale ha la forma di un tronco di cono, è un unico blocco di marmo scuro e pesa 27 quintali.

fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Apostoli_Pietro_e_Paolo_(Santena)


fonte immagine  http://www.rossosantena.it/